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L'Ombra della Sera 2008:

PREMIO "Tommaso Fedra Inghirami"
Ombra della sera alla carriera
Arnoldo Foa
Nella sua pluriennale carriera, ha portato in scena autori classici e contemporanei, interpretato più di cento film, partecipato a produzioni televisive di livello, collaborato con registi come Visconti, Streheler, Ronconi, Scola, Losey, Blasetti, Orson Welles, solo per citarne alcuni. Si è cimentato anche nel doppiaggio, sua è la voce di altri grandi attori come Anthony Quinn. E' inoltre drammaturgo, poeta, e regista lui stesso. Artista a tutto tondo, ama sperimentarsi anche nelle arti figurative, esponente e portavoce autorevole della cultura italiana nel nostro paese e nel mondo. Tra i suoi film più famosi: Il processo, Cento giorni a Palermo, Il sorriso del grande tentatore, Gente di Roma.
Queste alcune delle motivazioni per il premio alla carriera artistica intitolato a Tommaso Fedra Inghirami, e assegnato quest'anno ad Arnoldo Foà.

PREMIO "Giovan Cosimo Villifranchi"
Ombra della Sera alla drammaturgia ed alla scrittura scenica
Giampiero Bona
 
Romanziere, poeta, sceneggiatore, ha firmato fra l'altro produzioni rai di grande qualità e successo, come l'"Odissea" e il "Leonardo" interpretato da Philippe Leroy.
Per le sceneggiature, ha collaborato con Luchino Visconti, e ha scritto l'opera teatrale "Socrate" per Romolo Valli, testo mai rappresentato per la morte prematura dell'attore.
La scrittura attenta e colta, pur immediata e fruibile, ne caratterizza il tratto artistico sia come sceneggiatore che come drammaturgo. Con queste motivazioni, riceve il premio alla drammaturgia titolato a Giovan Cosimo Villifranchi, lo scrittore e sceneggiatore Gian Piero Bona.

PREMIO "Giulio Piccini - Jarro"
Ombra della Sera al giornalismo e critica teatrale 
Emilia Costantini

 

L'Ombra della Sera 2007:

PREMIO "Tommaso Fedra Inghirami"

Ombra della sera alla carriera
Gabriele Lavia
Motivazione del premio
Per la dedizione, la passione, l’alta professionalità, e la coerenza dimostrata sia come attore che come regista, riceve il premio alla carriera artistica intitolato a Tommaso Fedra Inghirami, Gabriele Lavia.


PREMIO "Aulo Persio Flacco"
Ombra della Sera al giovane artista emergente 
Silvia Siravo
Motivazione del premio
La naturale freschezza, la sensibilità, la capacità empatica di compenetrare ruoli altamente significativi nella drammaturgia sia classica che contemporanea, fanno di questa giovane attrice una sicura promessa nel panorama teatrale di più alta concezione.



PREMIO "Giovan Cosimo Villifranchi"
Ombra della Sera alla drammaturgia ed alla scrittura scenica
Manlio Santanelli
Motivazione del premio
Autore apprezzato non solo in Italia, ma anche all’estero, soprattutto in Francia, dove i suoi testi sono da anni rappresentati con successo, e dove è salutato come autorevole portavoce della drammaturgia contemporanea, si cimenta con disinvoltura sia nella narrativa che nel teatro, operando sapientemente nel campo del linguaggio, con una tecnica impeccabile basata sulla ricerca linguistica e sul paradosso, e attraverso i contenuti: a volte ironici, a volte drammatici, o grotteschi, ma sempre forti e significativi, dove i personaggi, risultano sempre teatralmente sorprendenti.

 



L'Ombra della Sera 2006:

PREMIO "Tommaso Fedra Inghirami"
Ombra della sera alla carriera
al maestro Roberto Herlitzka

PREMIO "Giulio Piccini - Jarro"
Ombra della Sera al giornalismo e critica teatrale
al direttore della rivista "In Scena" Nuccio Messina
 


Tommaso Fedra Inghirami


(1470-1516) Nato a Volterra nel 1470 all’età di tredici anni si trasferì a Roma e grazie al concreto
contributo di alcuni volterrani che vi svolgevano importanti mansioni, proseguì gli studi alla scuola di Pomponio Leto dove ebbe per compagno Alessandro Farnese (futuro Papa Paolo III). SI dedicò con particolare passione alla rinascita del teatro romano e lo strano soprannome di Fedra o, meglio ancora, Fedro (dato che in tal modo egli era solito sottoscriversi nelle sue lettere) gli derivò proprio dall’aver impersonato mirabilmente quella parte femminile in una rappresentazione dell’IPPOLITO di Seneca fatto allestire nel 1488 davanti alla residenza del conte Girolamo Riario in Piazza della Cancelleria a Roma.
A rendere memorabile quella sua interpretazione fu il fatto che essendosi rotta improvvisamente una macchina teatrale senza la quale la rappresentazione della tragedia non poteva proseguire, egli senza scomporsi minimamente, trattenne il pubblico improvvisando in versi latini, finché la macchina non fu riparata. Il soprannome così acquisito (con suo compiacimento) gli restò sempre legato, ed anzi si trasmise anche alle sue cose (es. gli Orti di Fedra, una vigna posta sul Palatino, vicino S.Marco conosciuta fin oltre il cinquecento).
L’Ariosto lo immortalò nell’Orlando Furioso (XLVI,13) tra i letterati riuniti attorno al Cardinale Farnese. Nel 1509 conobbe il grande Raffaello Sanzio che lo ritrasse nel celebre dipinto che si conserva oggi nella galleria Palatina di Palazzo Pitti. Teatralmente fu anche l’artefice di una regia passata alla storia del teatro italiano, la messa in scena del Poenelus di Plauto, in occasione della cittadinanza onoraria di Roma, conferita ai fratelli De’ Medici nei primi anni del 500. Una rappresentazione per le vie della Capitale che ebbe come scenografia i palazzi e le piazze della Roma Rinascimentale.
Ma parlare di Tommaso Fedro Inghirami riferendosi solo all’aspetto teatrale potrebbe essere riduttivo, egli fu un grande umanista e uomo di cultura tra i più apprezzati del suo tempo, ma questa non è la sede per dilungarsi oltre.

Giulio Piccini - Jarro

Giulio Piccini in arte Jarro (Volterra, 1849 – Firenze, 1915) è stato uno scrittore italiano.
Fu autore prolifico, erudito e popolare in un sol tempo, e certo tra i suoi contemporanei lasciò un segno non indifferente. Romanziere popolare e non, studioso di letteratura e storico, giornalista, critico teatrale attento, umorista “giallista”, esperto dell’arte culinaria, intimo di Gabriele d'Annunzio durante la permanenza del Vate a Firenze. I suoi libri si ritrovano, con una certa facilità, nelle collezioni private e nelle biblioteche poiché godeva di stima tanto fra i “colti” quanto tra i lettori più semplici. E basterebbe la pubblicazione, a sua cura, degli scritti di Dante Alighieri, di Andrea Cavalcanti, di Pietro Giordani, di Guido Vernani e di Jacopo Alighieri, di cui la sua bibliografia è ricca, per intuire che Jarro era anche un autentico erudito.
Conobbe un discreto successo a partire dagli anni ottanta del XIX secolo “quando la fiorentina La Nazione accoglieva nelle sue colonne, settimana per settimana, i motti i frizzi le note le piacevolezze gli articoli in cui – tra il faceto e il serio – il brio e la cultura di Jarro facevano, da ottimi alleati, le prove più saporite, spasso e interesse del pubblico fine Ottocento, certo meno scaltro ed esigente di quello d’oggi, in fatto di salse piccanti e di pimentati intingoli, ma provvisto di non minor gusto e di non meno sagace intelligenza”.
Pubblicò volumi leggeri e intriganti sul teatro, a carattere critico, umoristico e aneddotico, parlando di cantanti, attori e attrici, acrobati, concertisti, musicisti, mimi e ballerine; biografie di uomini politici; romanzi popolari e un volume che, già nel 1910, apriva le porte alla nuova arte del cinema.

Aulo Persio Flacco

Aulo Persio Flacco (Volterra, 34 d.C - Roma, 62 d.C) compì i propri studi presso il Grammatico Remmio Palemone e il Rettore Virginio Flavo, abbandonando la toga praetexta alletà di sedici anni e segue il filosofo stoico Anneo Cornuto apprendendo l'insegnamento di Orazio e, così, di Lucano e Seneca. L'unica sua opera rimastaci è un volume contenente sei satire, pubblicato postumo, strutturate per lo più in forma dialogica, prevalentemente invettive alla falsità (falsi poeti, pigri e avari). La quinta è un ringraziamento al maestro A. Cornuto e rappresentano, senza mezzi toni, gli aspetti degradanti della vita imperiale, tutto secondo l'ideologia stoica. Marco Valerio Probo disse di lui: «natus in Etruria Volateri eques romanus sanquine et affinitate primi ordinis viris cognunctus»

Giovan Cosimo Villifranchi

(1646-1698) Nato a Volterra nel marzo del 1646 manifestò assai presto qualità non comuni tanto che a 15 anni conosceva assai bene già il Latino, il francese, il greco e l’ebraico. Dopo i primi studi compiuti a Volterra passò dapprima a Siena dove studiò filosofia, medicina, poesia e legge, e quindi a Pisa dove fu allievo del filosofo galileiano Giovanni Andrea Albizini e dove all’età di 16 anni pubblicò l’opuscolo “Philosophica asserta ex lucubrationibus praestantissimi viri Galilei” All’età di 19 anni fu professore straordinario di Filosofia nell’Università di Pisa. Ricevuta la nomina a Medico fiscale dal Granduca Ferdinando II entrò in contatto con alcuni dei maggiori letterati italiani dell’epoca e si guadagnò prestissimo un’ottima reputazione sia come medico che come letterato. Egli iniziò una ricca produzione di operette “se non tutte originali, tutte al certo bizzarre e dilettevoli” (Maffei) ovvero commedie, drammi per musica, prologhi e finali (pure in musica) per commedie in prosa, molte delle quali vennero rappresentate per rallegrare le veglie della villa granducale di Pratolino. Tra queste quelle da ricordare sono “L’Armanda, ovvero le stravaganze del caso” opera scenica in prosa con prologo in musica, “La Serva favorita” dramma per musica, “L’ipocondriaco” dramma musicato dal bolognese Giovan Battista Benini, Tutti prologhi e i finali per musica che il Villifranchi compose furono pubblicati nel 1737, altre opere drammatiche invece restarono inedite, compose inoltre prologhi per alcune commedie dell’amico Giovan Battista Ricciardie di due di queste propose anche una trasposizione in musica ( “la forza del sospetto” e “ Il Trespolo tutore”). Fu autore inoltre di numerose Novelle e componimenti poetici, e non poche Canzoni Morali e il Panegirico di 87 ottave composto per il re di Polonia allorché nel 1683 liberò Vienna dall’assedio dei Turchi. Notevole fu infine il contributo prestato all’amico Paolo Minucci nell’elaborazione del suo vastissimo commento al “Malmantile” di Lorenzo Lippi che pubblicò sotto lo pseudonimo di Puccio Lamoni. Giovan Cosimo si spense a Firenze il 12 marzo 1698 fu sepolto nella
Chiesa di Santa Croce, nel sepolcro della famiglia Giorgini (famiglia della moglie).




Il Verso, L'afflato, Il Canto — Teatro Romano Volterra
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