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HERCULE FURENS
08/07/2009

prima nazionale
Vincenzo Pirrotta
HERCULE FURENS
di Seneca



NOTE DI REGIA

HERCULES FURENS
da Seneca
drammaturgia A.Gatti-C.Maccagnano-V. Pirrotta
regia Cinzia Maccagnano
coreografia Aurelio Gatti
musiche originali Fabi
o Lorenzi
con Vincenzo Pirrotta
con Raffaele Gangale, Luna Marongiu, Carlo Vitale, Cristina Putignano, Oriana Cardaci
Ispirata all'Eracle di Euripide, l'Hercules Furens è paradigma del pensiero di Seneca. Il filoso,
infatt i, espresse anche con la poesia le proprie convinzioni et iche, ma, a differenza delle opere in
prosa, in cui la riflessione partiva dal punto di vist a del saggio stoico, che osservava la realtà dal
mondo beato del sapient e, nelle tragedie l'analisi parte dal mondo dei dannat i e dall'orrore ineffabile
in cui si trovano.
Secondo il mito ripreso dall'originale euripideo, Ercole, l'eroe per eccellenza, è in preda ad una
follia distruttiva per volere di Giunone, e, inconsapevole, uccide la moglie Megara e i figli. Una
volta riacquistata la lucidità, l'eroe è pronto a darsi la morte, ma trova sostegno nel re di Atene
Teseo. Recatosi a Delfi per purificarsi dall'orrendo delitto, Eracle riceve dalla Pizia l'ordine di porsi
al servizio del re di Micene Euristeo che gli impose le "dodici fatiche", le imprese più note legate al
nome dell'eroe.
La differenza sostanziale tra la versione di Seneca e il modello greco risiede nella più
ampia concezione della realtà e dell'individuo: l'ostilit à degli dei, che irrompono nella vita degli
uomini rendendoli impotent i davant i ad una forza che si sottrae a qualunque criterio di
ragionevolezza, non è più sufficient e a giust ificare la perdita della ragione dell'eroe. La riflessione
del filosofo latino supera il concetto arcaico dell'ira divina per andare a ricercare nella complessa
personalit à di Ercole l'origine della follia.
In Euripide, infatti, l'improvvisa follia che porta l'eroe al massacro della propria famiglia resta
immotivata, semplice attuazione di un crudele disegno divino; in Seneca, invece, la pazzia è
rappresentata come delirio di potenza, volontà di dominio supremo: una tensione che diventa
estremizzazione patologica della virtù dell'eroe. Un'int erpretazione che sottende il monito
all'equilibrio della ragione perché l'ambizione a superare ogni limite si trasforma, da prodezza, in
pericoloso eccesso.







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