LA MISE EN ESPACE
in collaborazione con Associazione Musicale TEMPO VIVO
ODISSEA PENELOPE
Prosa in concerto per voce recitante, pianoforte e coro
Liberamente ispirato all’ ODISSEA di Omero
drammaturgia e regia Giuseppe Argirò con Iaia Forte
Sebastian Roggero al piano
NOTE DI REGIA
LA MISE EN ESPACE
in collaborazione con Associazione Musicale TEMPO VIVO
ODISSEA PENELOPE
Prosa in concerto per voce recitante, pianoforte e coro
Liberamente ispirato all’ ODISSEA di Omero
drammaturgia e regia Giuseppe Argirò
con Iaia Forte
Sebastian Roggero al piano
Installazione scenica “Il parto di Penelope” di
Rina La Gioia
Musiche eseguite dal vivo di
Albeniz, Allevi, Chopin, Duretto, Matthews,
Morricone, Mozart-Say, Piazzolla, Prokofjew,
Sakamoto, Satie, Skrjabin, Tiersen
Un’ ODISSEA per l’impegno civile
Lo spettacolo ODISSEA PENELOPE, interpretato da Iaia Forte, ha una portata affabulatoria che si radica
nell’impegno civile.
Un’attrice di grande talento diventa così un’interprete eccellente di tutte le istanze di un mondo femminile che
voglia discutere in maniera costruttiva alternando momenti di riflessione, di ironia, di drammaticità di tutti i temi che
spesso non possono essere affrontati perché ritenuti marginali in una società in cui l’immagine della donna non è
sempre pari alla sua intelligenza, alla sua carica innovativa, alla sua profondità psicologica.
Lo spettacolo fa emergere le contraddizioni di un’umanità eterogenea e a volte troppo diversa per poter
raggiungere una pacifica convivenza. Penelope pensando alle vicende di Troia baluardo dell’Asia minore, non può non
riflettere su un conflitto etnico di scottante attualità come quello tra oriente e occidente.
Odissea Penelope rivendica il diritto della donna ad esistere, a chiamarsi con un nome proprio di persona
affermando un’identità personale che non può essere decisa a priori da nessun sistema culturale, se pur fondato su una
tradizione millenaria. Penelope in questa nuova visione che va al di là di Omero, pur rimanendo una donna che ama
Ulisse, l’eroe del mito, discute con lucidità tutti gli aspetti oscuri del celebre inventore del cavallo di troia. Penelope
infatti ascrive a se stessa il diritto di poter parlare degli orrori della guerra sanzionando le malefatte di un mondo brutale
che non risparmia nemmeno i bambini, come testimonia la morte orrenda del piccolo Astianatte ad opera dello stesso
Ulisse che ne decide l’infausta sorte scaraventandolo giù dalle mura di Ilio. La guerra non è più dunque cosa da uomini
ma viene rivelata in tutta la sua stupidità e inutilità dalla denuncia civile di Penelope che si rende consapevole di aver
sposato un assassino inventore di ordigni di morte.
Il rapporto con la contemporaneità è bruciante ed immediato: il cavallo di legno non è dissimile infatti dalle
tante invenzioni disumane che uguali ai giochi hanno invece dilaniato i bambini di tutto il mondo. La drammaturgia si
snoda quindi tra diversi motivi quali la solitudine della donna che deve gestire un mondo che non conta di fronte al
potere sociale, politico, economico, di una società fondata dagli uomini; la violenza e la sopraffazione che le parti
sociali più deboli sono costretti a subire; e infine la memoria che in questo caso, Penelope donna, è costretta suo
malgrado a tramandare perché nessuno possa dimenticare.
Ed è proprio attraverso la memoria che si consuma la violenza. Le donne devono convivere con il loro dolore
muto e silenzioso, un dolore che non possono nemmeno rimuovere e che sono costrette, quando è possibile, a
trasformare in parole che trovano la loro necessità di essere, nell’unica forma di rappresentazione possibile: il teatro.
Il Verso, L'afflato, Il Canto — Teatro Romano Volterra