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Stagione Teatrale In corso:

08/07/2011
PERCORSO DI UN SOGNO

Direzione Artistica Alessandro Bigonzetti Premio Volterra Danza IV edizione

Interpreti della serata : Volterra Danza di Benedetta Betti e Rossella Cambi, Hamlyn Firenze Di Nicoletta Santoro e Alessandra Alberti, Arabesque Livorno di Nicoletta Papetti, Studio Danza Pisa di Annalisa Ciuti, Compagnia DSC Dance Studio Company: Davide Vagnetti, Annalisa Pagnotta, Chiara Bandini, Serena Bassetti, Calogero Failla, Compagnia Maggio Danza Teatro Comunale Firenze: Cristiano Colangelo e Paolo Arcangeli, Junior BdT: Francesco Porcelluzzi e Roberto Tedesco.

Danzatrice Teatro alla Scala di Milano:

Stefania Ballone

Premio Volterra Danza

Volterra Danza, fondata nel 2003 da Benedetta Betti e Rossella Cambi è una scuola dove studiare danza a 360°. Ad oggi Volterra Danza è una struttura articolata dove agli allievi si offre la possibilità di spaziare nelle più diverse disciplinecon programmi differenziati per età, livello ed aspettative. Da quest'anno collabora con il Maestro Alessandro Bigonzetti.Giunti alla quarta edizione Volterra danza offre una serata ricca di artisti di altissimo livello nella splendida cornice del Teatro Romano.


09/07/2011
JUBILATION GOSPEL CHOIR

Ingresso Gratuito


10/07/2011
CASSANDRA

Mistras/Mda

da Omero, Eschilo, Euripide, Virgilio

drammaturgia Pozzi Gatti D'Angelo

musica Daniele D'Angelo

con Elisabetta Pozzi

Hal Yamanouchi, Carlotta Bruni, Rosa Merlino

Un nuovo lavoro dedicato ad una figura tra le più fragili delle eroine classiche, con la straordinaria Elisabetta Pozzi come protagonista di una drammaturgia ricca di suggestione ispirata a Euripide, Omero e Virgina Wolf. Attraverso il mito di Cassandra si giunge all'idea una consapevolezza "solitaria" del percepire l'imminente , quasi a suggerire l'esistenza di una empatia universale, in cui la tragedia non è quanto avviene, ma l' "impotenza" a comunicarlo.



Una messa in scena che prosegue l'esperienza di "Sorelle di Sangue – Crisotemi" e che si caratterizzata per l'uso di diversi codici espressivi, la musica, la danza e la parola – per restituire una lirica del tragico, scarna ed essenziale, in cui la contemporaneità "passa" attraverso l'interprete diventando significato del presente.


11/07/2011
SAPERE AUDE

Compagnia Picc Nicc

Regia: Alessandro Togoli e Paola Salvadori

Nato nella Casa di Reclusione di Volterra, sezione Alta Sicurezza, è stato replicato per sedici volte, in Italia ed all’estero, ed ha avuto molti riconoscimenti quali: Premio per la miglior drammaturgia a Festival Nazionale del Teatro Scolastico “Turroni” al Teatro Bonci di Cesena

Premio per il miglior elaborato teatrale da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana nel Concorso “I giovani ricordano la shoah” Premio per le migliori scelte musicali al Festival Internazionale Teatro Lab di Castelnovo ne’ Monti, premio per la migliore scenografia al Festival Internazionale Teatro Lab di Castelnovo ne’ Monti, nomination per le tre migliori opere assolute al Festival Internazionale Teatro Lab di Castelnovo ne’ Monti.


12/07/2011
ORFEO DE’ PAZZI

MDA Produzioni Danza

da Agnolo Poliziano

Regia e Coreografia: Aurelio Gatti

musiche detta tradizione etnica, Esecuzione dal vivo con Michel Audisso – clarino, Marcello Fiorini - fisarmonica, Massimo Carrano - percussioni con Gianna Beduschi, Paola Bellisari, Monica Camilloni, Annalisa D’Antonio, Gioia Guida,Giuseppe Bersani, Giorgio Napolitano e la partecipazione Ernesto Lama e Elisa Turla.

In una serie di scritti inediti ritrovati nell'Archivio Napoletano‚ è emerso che era in uso la pratica di mettere in scena con i malati d'animo (folli‚ schizofrenici‚ melanconici o semplici disadattati comunque ospiti del manicomio)

drammi e commedie‚ deducendo da questa pratica un recar sollievo al malato.

Partendo da questa ispirazione si è intrapreso un lavoro in cui teatro‚ danza e musica si incontrano per dar vita ad una azione corale di messa in scena attraverso quell'opera che per molti è considerata il primo dramma per musica e pantomima dell'età rinascimentale ovvero la Fabula di Orfeo dell'Agnolo Poliziano.


13/07/2011
RACCONTARE LA MAGNANI

Maria Cristina Nardini presenta GIOVANNA LOMBARDI in

RACCONTARE LA MAGNANI

testo e Regia Mario Moretti musiche originali dal vivo Francesco D'Agnolo voce registrata di Stefano Santerini


14/07/2011
TRUCULENTUS

ArwenFilms-MDA

da Plauto

Regia: Petrokos Usaja , musiche originali Aldo Azzaro

con Eleonora Brigliadori

Sebastiano Tringali, Cinzia Maccagnano Manuela Lome

Un omaggio alla commedia Plautina, un attento lavoro che introduce la formula dell'en travestì, ampiamente utilizzata nella commedia dal '500 ai primi dell' '800.

La condizione di incertezza per l'andata in scena genera un percorso parallelo alla trama dell'opera, fornendo materia e argomenti per un esilarante intreccio tra la vita del teatro e la tessitura della commedia.


15/07/2011
LA DIVINA COMMEDIA - IL PURGATORIO

Jack and Joe Theatre con il sostegno della regione Toscana

La Divina Commedia

Il Purgatorio (uno spettacolo di Physical-Visual Theatre e poesia)

Regia: Adriano Miliani

Interpreti: Alexey Merkushev, Adriano Miliani, Tiziana Scrocca, Luca Stetur

Musiche Originali: M° Massimo Barsotti

Scenografia: Adriano Miliani, Mirella Lampertico e Riccardo Macinai , Ingegnere del suono: Matteo Ciardi , Luci: Marco Falai e Tommaso Checcucci , Video: Tommaso Branconi

Un toscano, un russo, una romana e un milanese…

Una Commedia (la nostra!), Divina (quella del sommo poeta!). Un incipit problematico che conclude con lieto fine. Un viaggio-visionario-alchemico la cui ‘materia prima’ è l’uomo. L’incontro e scontro con personaggi, condannati o beneficiati secondo le loro colpe o i loro meriti, in un’epoca di corruzione, di perdita di valori….

La possibilità di leggere questo lavoro in diversi modi: quello allegorico quello letterale quello morale… ma soprattutto un invito all’ascolto dei sensi.” E così da quel remoto 1300 la Divina Commedia appartiene all’Umanità, amata a qualunque latitudine, ha superato il suo tempo, vivendo in eterno.


17/07/2011
IL MINOTAURO - UN’ALTRA VERITÀ

Lyricdancecompany

Direttore Artistico Alberto Canestro

IL MINOTAURO un'altra verità

Coreografia: Alberto Canestro

Musica: Stefano Burbi

Interpreti: Matteo Ruggiero Alessia Lera José Gregorio Lo Iacono-Salcedo Silvia Calzolari Irene Marino Elisa Carli Elena Dioguardi Giusi Caccavo Elio Marianiello Nicola Giannellini Dario Brevi

Voce recitante: Gaia Nanni, Costumi: Alberto Canestro Teresa Zinno, Scenografia: Andrea Sole Costa, Disegno luci: Chiara Zecchi

Testi: Sebastiano Lungheu, Assistenti alle coreografie: Sabrina Radicchi Stefania Russoniello



In qualità di membro del consiglio direttivo del festival Internazionale del teatro romano, vorrei personalmente salutare, quest'anno, tutto il nostro pubblico, onorato di rientarre anche come artista, con la mia compagnia in una programmazione Danza di alto livello che contempla oltre al nostro “Minotauro un'altra verità”, in scena a chiusura della prima trance del Festival, domenica 17 Luglio, anche “Percorso di un sogno”, l'ormai tradizionale appuntamento "galà" di Volterradanza iniziato negli anni indimenticabili della mia collaborazione con la prestigiosa scuola volterrana, quest'anno affidato alla maestria del collega e amico Alessandro Bigonzetti. Mi

rende particolarmente felice, inoltre, che si sia mantenuto il premio Volterra Danza che ideammo per impreziosire ulteriormente la serata e mi inorgoglisce che sia stato assegnato a una danzatrice del calibro di Stefania Ballone. Gli altri appuntamenti danza e teatro danza del maestro Aurelio Gatti organizzati con Teatri di Petra rappresentano da sempre il sigillo del rigore e dell'alta qualità di tutta la manifestazione. Vi aspettiamo numerosi!

Alberto Canestro


03/08/2011
SALOME'

Salomè


carnalità e lascivia - escatologia e sacralità

da e di Oscar Wilde



Salomè non è una sfida, è un esigenza, un esigenza di poesia, un'esigenza di bellezza, di eros di turbamento...Salomè nasce dall'esigenza di non aver mai visto rappresentata la piece in modo appagante, nessuna, tra le Salomè alle quali ho assistito, mi ha dato le emozioni provate alla lettura. Forse è l'effetto della poesia, la metafora disvelata perde la sua caratteristica e il suo fascino. Salomè è un'opera insulsa, non significa nulla se non l'analizziamo dal punto di vista del suo autore e cioè da un punto di vista estetizzante e da un punto di vista di grande turbamento interiore che lo indusse al componimento di getto in una lingua, il francese, che non era la sua lingua.

Salomè è una grande piece poetica ed estetica, divenuta mitica ancor prima che Wilde ne ri- scrivesse la storia, attingendo a piene mani dal Vangelo, dal Canto dei Cantici, i passi più belli di un amore per il Divino, che poi non è che amore per la vita, per la bellezza... per Salomè.

Ho colto un senso di denuncia in Wilde, una denuncia dell'esteriorità, del pettegolezzo dell'ignoranza, una denuncia dell'ipocrisia: Giudei e Nazzareni che discutono non tanto sui fondamenti della religione, su che cosa spinge a credere o non credere, ma sull'esistenza degli Angeli, sul Messia che è venuto, secondo alcuni, o non è venuto, secondo altri, discutono su una fede che sembra avere bisogno di rivelazioni, una fede che sia giustificata dal raziocinio, dalla testimonianza. Ma la Fede, come la pulsione sessuale, qui sta lo “scandalo”, nel paragone, non ha bisogno di raziocinio, la Fede come l'amore è incondizionata.

Per quanto mi è parso di percepire Wilde critica esteriorità del mondo, il pettegolezzo che induce alla divisione etnica, alla divisione religiosa, alla ferocia, lo critica con lo sberleffo, con l'eleganza e l'intelligenza che tutti conosciamo in lui, ma anche con amarezza, per quel dramma interiore che sta vivendo legato alla sua sessualità che lo porterà alla prigionia, per l'ipocrisia di chi sta a discutere sull'esistenza degli Angeli, appunto, di chi aggrappa la propria Fede sulle apparenze e le apparizioni e non riesce a cogliere e a concentrarsi sul senso della vita, della bellezza, dell'eros, dell'amore, dello spirito. Nessuno esercita mente e spirito se non per basare i propri convincimenti sulle sciocchezze piu o meno dimostrabili e sui suoi bisogni primari.

I protagonisti di questa opera rappresentano, invece, le contraddizioni dell'animo di Wilde, rappresentano le sue domande i suoi interrogatvi, i personaggi principali sono indomabili, una forza della natura, che attraverso il desiderio, la lussuria, l'innamoramento, la fede, l'eros, il potere, la morte e l'assassinio, rappresentano le sfeccettature universali e il mistero piu intimo e profondo del nostro esistere.

Salomè è un'opera complessa, racchiude in un atto, l'universo interiore ed esteriore della vita dietro l'apparente nullità del plot. E' un capolavoro evanescente.

Ho concepito Salomè come una rappresentazione sensoriale, vorrei restituire la poesia al sentire del pubblico; un pubblico “comparsa”, che partecipa attivamente all'evento, che indosserà una maschera, un accessorio, un mantello, per poter accedere al banchetto di Erode, si accomoderà sulla scenografia sui tappeti, i cuscini i divani le sedie, potrà bere, mangiare, ascolatre la musica ballare... verrà dotato di una cuffia per compenetrare meglio l'opera senza distrazioni, perchè nei tempi del 3D, del dolby sorround, nei tempi dei videogiochi, dell'IPod, dei giochi di ruolo e delle settimane medieovali, il pubblico vuole compenetrarsi nella storia, è alla ricerca del suo essere, come in una società tribale cosmopolita. I bisogni dell'uomo sono sempre gli setssi, identificarsi, distinguersi, mostrare al mondo il suo amore per la vita, al di fuori degli schemi imposti dalla società. C'è questa tribalità contemporanea fatta di tatuaggi e piercing, come quelle antiche, fatta di costumi e trucchi e danze folkloristiche, c'è voglia di evasione dall'assillante televisivo e mediatico, c'è voglia e bisogno di se setssi e degli altri, di corpi, di occhi, di mani, di scambio di pelle e di emozioni. C'è necessità biologica di ritrovarsi, di uscire dal ruolo recitato ogni giorno, per far capire che noi siamo altro. C'è voglia di stupirsi, commuoversi, divertirsi, da protagonisti attivi e non subire passivamente le imposizioni spesso a scopo nemmeno educativo ma meramente commerciale di un film, di uno spettacolo, di una conferenza, di un libro...

Salomè mi permette questo scandalo, far vivere sulla pelle del pubblico l'emozione, la commozione, l'eros, il turbamento della poesia, grazie anche alle risorse tecnologiche. Mi permette di sottolineare come nella bellezza, nell'eros si racchiuda l'essenza dell'esistenza, si racchiuda il nostro essere divino, come l'eros quasi antropofago di Salomè rappresenti un ricongiungimento con la spiritualità primitiva, presente in ognuno di noi credenti o no. Come l'eros, l'abbandono dei sensi rappresenti si, il desiderio di eternazione della specie e la sua deviazione lussuriosa ma sia anche la porta che da accesso alla conoscenza di se del proprio io più profondo, senza vergogna.Non so se avremo i denari per poter realizzare tutto questo, ma questa è e sarà la “mia” Salomè. Le musiche del maestro David Dainelli sono il marchio di fabbrica delle nostre produzioni così come le coreografie del maetro Alberto Canestro. Gli allievi di NABA, Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano, con la scenografa Alice de Bortoli, e la supervisione i consigli e l'affetto di Margherita Palli, hanno svolto un lavoro che mi sentirei di definire eccellente, in quanto a scene e costumi. I ragazzi si sono spremuti in decine di bozzetti, era difficile trovare “la cifra” che volevo, era difficile fare dei “non” costumi, Era difficile realizzare tutto con i pochissimi denari a disposizione..sono sati bravissimi, non si sono scoraggiati mai di fronte ai miei dinieghi, devo ringraziarli, quando si porta a compimento un lavoro così, dove ognuno ha messo la propria mente e la proproia carne, provi un senso di condivisione, di commozione, un legame di amicizia che rimarrà indissolubile, e senti di poter dire “vi voglio bene” senza paura di esagerare. Vi voglio bene ragazzi, lavorare anche a distanza, con voi è una gioia per l'anima e sono grato ad Antonella Cirigliano e Margherita Palli, che ci hanno offerto, anche quest'anno, questa possibilità, sono grato a Alice de Bortoli che ha accettato di mettersi in gioco, per la seconda volta con la sua dolce professionalità e la sua cara amicizia.

Anche a questo serve il nostro Festival a insaldare amicizie ed essere di aiuto nella formazione di professionalità. Collaborare con un' Accademia così prestigiosa come NABA, ci inorgoglisce e ci gratifica. Molto. Grazie!


04/08/2011
PREMI OMBRA DELLA SERA

Cerimonia per la consegna dei Premi OMBRA DELLA SERA

premio Tommaso Fedra Inghirami alla carriera



MASSIMO RANIERI



premio Giovan Cosimo Villifranchi alla drammaturgia



VALERIA MORETTI



premio Franco Porretti al volterrano distintosi nelle scienze arti e mestieri



ALESSANDRO FINAZZO - FINAZ



premio Bruno Landi alla Lirica



BARITONO ROBERTO SERVILE



Premio Jarro Giulio Piccini al giornalismo



Premio IN SCENA al miglior spettacolo dell'anno Premio Franco Cristaldi cinema e teatro


05/08/2011
SALOME’

Quel 29 di Agosto a Macheronte...

Salomè

di Oscar Wilde



Salomè non è una sfida, è un esigenza, un esigenza di poesia, un'esigenza di bellezza, di eros di turbamento...Salomè nasce dall'esigenza di non aver mai visto rappresentata la piece in modo appagante, nessuna, tra le Salomè alle quali ho assistito, mi ha dato le emozioni provate alla lettura. Forse è l'effetto della poesia, la metafora disvelata perde la sua caratteristica e il suo fascino. Salomè è un'opera insulsa, non significa nulla se non l'analizziamo dal punto di vista del suo autore e cioè da un punto di vista estetizzante e da un punto di vista di grande turbamento interiore che lo indusse al componimento di getto in una lingua, il francese, che non era la sua lingua.

Salomè è una grande piece poetica ed estetica, divenuta mitica ancor prima che Wilde ne ri- scrivesse la storia, attingendo a piene mani dal Vangelo, dal Canto dei Cantici, i passi più belli di un amore per il Divino, che poi non è che amore per la vita, per la bellezza... per Salomè.

Ho colto un senso di denuncia in Wilde, una denuncia dell'esteriorità, del pettegolezzo dell'ignoranza, una denuncia dell'ipocrisia: Giudei e Nazzareni che discutono non tanto sui fondamenti della religione, su che cosa spinge a credere o non credere, ma sull'esistenza degli Angeli, sul Messia che è venuto, secondo alcuni, o non è venuto, secondo altri, discutono su una fede che sembra avere bisogno di rivelazioni, una fede che sia giustificata dal raziocinio, dalla testimonianza. Ma la Fede, come la pulsione sessuale, qui sta lo “scandalo”, nel paragone, non ha bisogno di raziocinio, la Fede come l'amore è incondizionata.

Per quanto mi è parso di percepire Wilde critica esteriorità del mondo, il pettegolezzo che induce alla divisione etnica, alla divisione religiosa, alla ferocia, lo critica con lo sberleffo, con l'eleganza e l'intelligenza che tutti conosciamo in lui, ma anche con amarezza, per quel dramma interiore che sta vivendo legato alla sua sessualità che lo porterà alla prigionia, per l'ipocrisia di chi sta a discutere sull'esistenza degli Angeli, appunto, di chi aggrappa la propria Fede sulle apparenze e le apparizioni e non riesce a cogliere e a concentrarsi sul senso della vita, della bellezza, dell'eros, dell'amore, dello spirito. Nessuno esercita mente e spirito se non per basare i propri convincimenti sulle sciocchezze piu o meno dimostrabili e sui suoi bisogni primari.

I protagonisti di questa opera rappresentano, invece, le contraddizioni dell'animo di Wilde, rappresentano le sue domande i suoi interrogatvi, i personaggi principali sono indomabili, una forza della natura, che attraverso il desiderio, la lussuria, l'innamoramento, la fede, l'eros, il potere, la morte e l'assassinio, rappresentano le sfeccettature universali e il mistero piu intimo e profondo del nostro esistere.

Salomè è un'opera complessa, racchiude in un atto, l'universo interiore ed esteriore della vita dietro l'apparente nullità del plot. E' un capolavoro evanescente.

Ho concepito Salomè come una rappresentazione sensoriale, vorrei restituire la poesia al sentire del pubblico; un pubblico “comparsa”, che partecipa attivamente all'evento, che indosserà una maschera, un accessorio, un mantello, per poter accedere al banchetto di Erode, si accomoderà sulla scenografia sui tappeti, i cuscini i divani le sedie, potrà bere, mangiare, ascolatre la musica ballare... verrà dotato di una cuffia per compenetrare meglio l'opera senza distrazioni, perchè nei tempi del 3D, del dolby sorround, nei tempi dei videogiochi, dell'IPod, dei giochi di ruolo e delle settimane medieovali, il pubblico vuole compenetrarsi nella storia, è alla ricerca del suo essere, come in una società tribale cosmopolita. I bisogni dell'uomo sono sempre gli setssi, identificarsi, distinguersi, mostrare al mondo il suo amore per la vita, al di fuori degli schemi imposti dalla società. C'è questa tribalità contemporanea fatta di tatuaggi e piercing, come quelle antiche, fatta di costumi e trucchi e danze folkloristiche, c'è voglia di evasione dall'assillante televisivo e mediatico, c'è voglia e bisogno di se setssi e degli altri, di corpi, di occhi, di mani, di scambio di pelle e di emozioni. C'è necessità biologica di ritrovarsi, di uscire dal ruolo recitato ogni giorno, per far capire che noi siamo altro. C'è voglia di stupirsi, commuoversi, divertirsi, da protagonisti attivi e non subire passivamente le imposizioni spesso a scopo nemmeno educativo ma meramente commerciale di un film, di uno spettacolo, di una conferenza, di un libro...

Salomè mi permette questo scandalo, far vivere sulla pelle del pubblico l'emozione, la commozione, l'eros, il turbamento della poesia, grazie anche alle risorse tecnologiche. Mi permette di sottolineare come nella bellezza, nell'eros si racchiuda l'essenza dell'esistenza, si racchiuda il nostro essere divino, come l'eros quasi antropofago di Salomè rappresenti un ricongiungimento con la spiritualità primitiva, presente in ognuno di noi credenti o no. Come l'eros, l'abbandono dei sensi rappresenti si, il desiderio di eternazione della specie e la sua deviazione lussuriosa ma sia anche la porta che da accesso alla conoscenza di se del proprio io più profondo, senza vergogna.Non so se avremo i denari per poter realizzare tutto questo, ma questa è e sarà la “mia” Salomè. Le musiche del maestro David Dainelli sono il marchio di fabbrica delle nostre produzioni così come le coreografie del maetro Alberto Canestro. Gli allievi di NABA, Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano, con la scenografa Alice de Bortoli, e la supervisione i consigli e l'affetto di Margherita Palli, hanno svolto un lavoro che mi sentirei di definire eccellente, in quanto a scene e costumi. I ragazzi si sono spremuti in decine di bozzetti, era difficile trovare “la cifra” che volevo, era difficile fare dei “non” costumi, Era difficile realizzare tutto con i pochissimi denari a disposizione..sono sati bravissimi, non si sono scoraggiati mai di fronte ai miei dinieghi, devo ringraziarli, quando si porta a compimento un lavoro così, dove ognuno ha messo la propria mente e la proproia carne, provi un senso di condivisione, di commozione, un legame di amicizia che rimarrà indissolubile, e senti di poter dire “vi voglio bene” senza paura di esagerare. Vi voglio bene ragazzi, lavorare anche a distanza, con voi è una gioia per l'anima e sono grato ad Antonella Cirigliano e Margherita Palli, che ci hanno offerto, anche quest'anno, questa possibilità, sono grato a Alice de Bortoli che ha accettato di mettersi in gioco, per la seconda volta con la sua dolce professionalità e la sua cara amicizia.

Anche a questo serve il nostro Festival a insaldare amicizie ed essere di aiuto nella formazione di professionalità. Collaborare con un' Accademia così prestigiosa come NABA, ci inorgoglisce e ci gratifica. Molto.Grazie!


06/08/2011
LA CONFESSIONE DI BOCCHINO BELFORTI

Die Beichte Bocchino Belfortis Di Rudolf Borchardt

Con Beate Jensen e Simone Migliorini

Introduce Elisabetta Abbondanza

Spettacolo bilingue italiano tedesco

Musiche David Dainelli

L’attrice tedesca Beate Jensen é impegnata da oltre 20 anni in tutta Europa in ruoli principali, fra cui ricordiamo il film „Chinese Boxes“ di Chris Petit (Inghilterra), „Concerto per Alice“ di Thomas Koerfer (Svizzera), lo psycho-thriller „Il bacio della tigre“ di Petra Haffter (Francia/Germania), e „Los Amantes del Circolo Polar“ di Julio Medem (Spagna). Nel 1984 dette inizio alla sua carriera il film „In mezzo al cuore“, della regista Doris Doerrie, in concorso al festival di Venezia. In quella occasione il regista americano Bob Rafelson la propose per il premio di migliore attrice e il New York Times parló di una „mesmerizing performance“; sempre per questo ruolo vinse 2 importanti premi. In seguito ha lavorato come attrice protagonista nel film „Il lungho inverno“ del regista italiano Ivo Barnabó Micheli, conosciuto in Italia soprattutto per il suoi film su Pier Paolo Pasolini. A fianco della sua attivitá cinematografica Beate Jensen lavora regoralmente a letture di testi litterari; sua é anche la voce della svedese nella versione tedesca di Montalbano di Andrea Camilleri. Ama l ́Italia, ha addirittura famiglia a Napoli e a Trento, conosce molto bene la Toscana ed é particolarmente felice di essere per la prima volta live qui a Volterra!


07/08/2011
SAN RANIERI - IL MUSICAL

La Compagnia di Nerino

“San Ranieri - un laico cristiano” è un musical liberamente tratto dalla vita del Santo Patrono della città ed Arcidiocesi di Pisa.  L’opera racconta le vicende per cui il santo pisano che dopo l’incontro col beato Alberto di Corsica, si troverà ad intraprendere un lungo cammino di conversione che lo porterà, prima arinunciare ai propri beni, per poi arrivare a ripercorrere come pellegrino le orme di Cristo e dei suoi apostoli in Terrasanta, dove rimarrà per 13 anni. Qui, secondo le usanze del periodo alto-medievale, Ranieri seguirà la dura e rigorosa vita del penitente per poi tornare a Pisa, dove per altri sette anni condurrà un umile ed operosa esistenza, sempre predicando e realizzando opere di bene e di carità.  Morirà nel monastero di San Vito la sera del 17 giugno 1160 in profumo di santità, circondato dagli amici e dai tanti proseliti che lo seguivano e che si erano grazie a lui convertiti. Ranieri non prenderà mai voti clericali o religiosi di alcun genere ed ordine, e per questo è stato

denominato un santo “laico”.





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