LECTURA DANTIS TRA GIRI, GIRONI e CANTI


Produzione

La Lectura Dantis di Simon Domenico Migliorini con l’ambiente sonoro ideato e realizzato da David Dainelli, che ha creato sonorità evocative di un immaginario soprannaturale, ha esaltato al massimo il valore del Progetto che ha avuto il Patrocinio della Società Dantesca Italiana e dell’Accademia dei Sepolti. “Il progetto si pone l’obiettivo – spiega Migliorini – di offrire il proprio originale contributo alle celebrazioni del settecentenario dantesco e nell’occasione degli eventi organizzati dalla Regione per festeggiare il Capodanno Toscano. Il disco in vinile è un prodotto realizzato per durare nel tempo con il valore artistico dato dal suo contenuto ispirato e generato dai versi immortali ed universali del Sommo Poeta che dall’Italia, dalla Toscana, ha parlato al mondo”. 
 “Porto il mio saluto e quello del Consiglio regionale della Toscana a questa bella iniziativa realizzata dall’Associazione culturale Gruppo Progetto Città di Volterra che presenta in questo vinile un’originale Lectura Dantis”, ha dichiarato Antonio Mazzeo Presidente Consiglio Regionale della Toscana.“Fin dai tempi di Boccaccio – ha proseguito - a pochi decenni dalla scomparsa del Sommo Poeta, è iniziata una lunga tradizione continuata fino ai nostri giorni di leggere in pubblico brani della Divina Commedia. Una tradizione che ha sfidato i secoli e che ha sempre trovato successo. Basti pensare ai nostri giorni alle folle di partecipanti (in tempo pre-covid) alle letture dantesche di Roberto Benigni.Mi ha affascinato l’idea di affidare, in un tempo in cui abbiamo imparato ad apprezzare la fruizione delle arti in modalità prevalentemente individuale, questo antico rito culturale al vintage del vinile a 33 giri (come i canti di ogni cantica dantesca…). Un modo elegante e inconsueto che fa di questa proposta un unicum nel panorama nazionale delle celebrazioni dantesche. Complimenti dunque agli ideatori e realizzatori, Simon Domenico Migliorini e Davide Dainelli, per l’orignale idea. Con l’augurio di un meritato successo”.
“Se gli angeli non hanno bisogno di una lingua per poter cantare – ha commentato Marcello Ciccuto, Presidente della Società Dantesca Italiana  è Dante ad accostare il loro pur perfetto esprimersi quando, dovendo adornare di soave armonia i suoi tanti ‘libri di canti’ (Commedia compresa), il poeta introduce nel suo parlare le melodie angeliche espresse nell’Osanna o far risuonare gli accenti più vivi del Pater noster recitato nel Purgatorio. La musica tutta verbale di Dante si fa immagine di armonia dell’anima del mondo – persino di fronte all’ineffabile – grazie a una dolcezza che è la stessa delle parole e delle azioni dell’Amore Sommo. Così, passando attraverso l’esecuzione profana di Casella, l’inizio armonico della terza cantica o l’intonazione del Salve Regina nella Valletta dei principi, il poeta fa parlare l’intero universo nei termini di una ‘soavità’ musicale, appunto, che non è mai semplice ornamento retorico perché si pone invece a registro espressivo del superamento dei limiti di ogni arte umana, procurando la beatitudine dei sensi e dell’intelletto: dunque anche la musica per Dante quale strumento decisivo per trasportare oltre la spera coloro che in vita sono disposti a percepirla…”.
“La Lectura Dantis di Simon Domenico Migliorini – afferma Giovanni Antonucci, Docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo - ha un suo spazio originale nel panorama troppo affollato dei lettori della Divina Commedia, che si contendono gli onori per i settecento anni della morte del massimo Poeta. Il rischio è, infatti, di un eccesso di offerta, talvolta di modesta qualità, come ad esempio ho potuto constatare anche in una proposta televisiva. La lettura poetica è ardua perché si discosta o dovrebbe discostarsi dall’interpretazione. Molti attori, anche famosi, leggono Dante come se dovessero impersonare i personaggi che egli ha incontrato nel poema. Soprattutto nell’Inferno, ma talvolta perfino nel Purgatorio, succede spesso, con il risultato che la fruizione della poesia ne soffre non di poco. Simon Domenico Migliorini l’ha perfettamente intuito e soprattutto lo dimostra in tutto il disco. La sua scelta, divisa fra Inferno, Purgatorio e Paradiso, è oculata e frutto di un rapporto diretto, personale, con la poesia dantesca. Da qui nasce la sua particolare attenzione non solo all’Inferno, come fanno quasi tutti, ma soprattutto al Paradiso, con la lettura integrale del sublime Canto trentatreesimo, il momento più alto e irraggiungibile della poesia di tutti i tempi. Qui Migliorini rivela una castità e una interiorità espressive che pochi attori sono in grado di raggiungere. La sua voce acquista, grazie anche al sottile contributo del musicista David Dainelli,  una purezza che ci rimanda ad un’arte, talvolta oggi ignorata, della lettura poetica”.              “Scriveva Barthes che non esiste voce neutra, men che mai sarà neutra la voce dell’attore che afferma attraverso la recita, per apostatica e narcisa definizione, la propria scandalosa e inoppugnabile alterità. Nella lettura poetica – interviene sul Progetto Giuseppe Liotta, Critico teatrale - la voce vive del suo traslato fino a farsi suono, sonorità magmatica, concreta, dove il significante tende a combaciare col suo significato fino ad assumerlo completamente e restituircelo in una forma nuova, o rinnovata. Ogni recita poetica è un incidente, una consapevole incrinatura/forzatura del linguaggio verbale e sonoro-uditivo nel percorso di ‘messa in abisso’ del testo: la sua distruzione e la sua rinascita. Nella nuova phoné acquisita, lo Stile si sovrappone alla lingua, la cancella per tornare a farla risplendere in un differente universo sonoro, dato dalla qualità dell’interprete e dalla sua inconfondibile Voce. La poesia della Divina Commedia, come rileva Giovanni Getto, vive “di un unitario ritmo di stile e d’anima”, ed è proprio questo ritmo ascensionale che occorre cogliere e restituire. Simone Migliorini ce ne offre “sfacciatamente” una versione massimamente ‘teatrale’ senza risparmiarsi spericolate variazioni timbriche e tonali a vantaggio di una resa fisica, direi anche corporea di quelle sillabe e parole che abbattono lo schema della classica ‘terzina’ per farle convivere tutte nella dimensione realistica e religiosa del poema e pervenire a più ardite risonanze. 


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